La nostra società intrappolata nell’ingorgo


“L’INGORGO E’ UN PUNTO STORTO, RADIOATTIVO CHE TI HANNO VOLUTO CREARE”

Avrei anche potuto aggiungere “’ l’essenza non cambia mai”… Quando ho scritto L’ingorgo eravamo sprofondati nell’abisso Jobs act, Banca Etruria, tutto quel mondo delle caste presenti sempre più sfacciatamente come la mafia in questo paese dove l’ultima è le linfa vitale e laddove le organizzazioni criminali alzano notevolmente l’asticella del prodotto interno lordo della nostra economia.

Sono la metastasi di un cancro che negli anni si è sviluppato avallato da trattative con lo stato, alta finanza in un paese che gioca con la propaganda sul consenso, il copia e incolla della frase effetto. L’Italia, una fitta storia di legami di sangue, buchi neri, depistaggi, bugie, distrazioni.

Dentro questo testo ho voluto lavorare con ironia, giocando anche sul passivismo dell’italiano medio “ho il destino col guinzaglio, il collare intorno al collo”, sulla prevedibilità di risposte a domande come “non c’è nulla da fare”, “sarà per sempre tutto così”, “ è’ tutta una merda”.

Ecco siamo diventati tutti prevedibili, in ogni ambito, quindi siamo tutti dentro L’Ingorgo. Perché l’annichilimento è partito proprio da quando il cittadino ha rinunciato a lottare con costanza per rivendicare i suoi diritti e crescere, maturare dentro. Si è sviluppato quando ha rimandato a domani ciò che oggi avrebbe potuto raccogliere.

L’anestetizzazione è partita da quando il cittadino ha coinvolto tutte, o quasi, le sue energie nella macchina                                                                                                                                                                                                                              virtuale, abbassando il livello delle aspettative, mostrando muscoli, capacità, doti solo “photoschoppandosi”, selezionando, tagliando, aggiungendo ed infine esportando il suo involucro vuoto dentro un Ingorgo radioattivo preparato con il tempo necessario e le pause ossigenanti, senza alcuna corsa con il tempo ma quello giusto per operare chirurgicamente e creare questo caos o fuga.

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